La necessità di obbligare una certificazione ai direttori di albergo.

Confido di ricevere spesso considerazioni fortemente dubbiose relative alla necessità di certificare il direttore d’albergo in quanto si presume che la certificazione non renda un professionista tale. Personalmente sono in possesso di due abilitazioni, quella di direttore tecnico di agenzia di viaggi e quella di accompagnatore turistico, ambedue ottenute a seguito di un esame (scritto e orale) e ottenute assolutamente senza il solito “esame assistito”.

Non vorrei tediare chi legge ma è bene rammentare le materie d’esame richieste: contabilità generale, conoscenza almeno di una lingua straniera, legislazione tributaria, diritto del lavoro, comunicazione e marketing, organizzazione del viaggio, tecnica valutaria ed assicurazioni, legislazione turistica nazionale ed internazionale, elementi di diritto commerciale, impresa turistica, contratti di rilevanza turistico-alberghiera, disciplina dei trasporti, titoli di credito, norme valutarie, norme doganali, disciplina delle agenzie di viaggio e turismo, politiche per lo sviluppo del turismo, geografia turistica nazionale ed internazionale, legislazione nazionale, legislazione regionale e delle province autonome. Come vedasi, tale certificazione richiede di base un’enorme acquisizione delle materie succitate. Ho detto di base. Si perché questo è lo step d’ingresso per accedere alla professione, alla stregua di un avvocato, di un dottore, di un architetto, di un geologo, di un ingegnere, tutte professioni di responsabilità che necessitano di un’abilitazione per dimostrare che si è a conoscenza delle tecniche per operare. Quindi, fino a prova contraria, tale passaggio è obbligato e non crea peraltro presunte “caste”. A questo punto rispondo al quesito che tutti si porranno: sono tutti bravi professionisti. Forse si, forse no. Nessuno può dirlo. Sarà il mercato che giudicherà se costoro sono all’altezza di occupare una posizione lavorativa nel contesto del proprio comparto. Perché allora la certificazione risulta comunque necessaria e obbligarla sarebbe un bene? Per “pulire” il settore da presunti professionisti privi di una conoscenza di base ed di un’esperienza lavorativa (che ugualmente potrebbe essere presa in considerazione per assegnare la certificazione come succedeva per il direttore tecnico di ADV, dove maturando tre anni in una posizione dirigenziale la otteneva d’ufficio) e che usurpano un posto di lavoro ai danni di professionisti che invece rimangono a casa. Non credete che bisognerebbe salvaguardare le posizioni di tanti professionisti dall’attuale tendenza in cui le proprietà collocano persone qualitativamente scadenti, sottopagandole? Ai fini della salvaguardia dell’hotellerie italiana, non è ciò una catastrofe?  Si vis pacem, para bellum (per vivere in pace bisogna preparare la guerra) e l’unica arma a disposizione è la battaglia che da tempo sto portando avanti al fine di far arrivare in “alto loco”, cioè nella stanza dei bottoni, la necessità di varare una norma che possa colmare questo “gap” e fornire alla nostra “nobile hotellerie” un’ auspicato ritorno alle posizioni che gli competono. Ovviamente coloro che ritengono che ciò possa essere l’occasione per l’obiettivo di cui sopra, è il benvenuto sull’ascensore che conduce in alto, nella stanza dei bottoni.

Mino Reganato

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97° Semestrale Castellabate 13 - 14 - 15 Aprile 2018
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