Il Turismo all’epoca dei profughi

Il tasto è dolente.
E’ di quelli che non ti permette di scivolare nella melma dell’anti, ma la faccenda dei troppi alberghi passati sotto l’egida del Ministero degli interni quale Casa di rifugiati è un fenomeno alimentato anche da evidenti lacune e da facili interessi dell’imprenditoria alberghiera.

E’ evidente che risulta più conveniente mettere a disposizione una struttura alberghiera piuttosto che svolgere l’attività in modo ortodosso. Si riceve la somma di circa 35,00 euro a persona al giorno, in alcuni casi gli stessi profughi aiutano l’albergatore il quale anche a fronte di servizi sufficientemente adeguati, licenziano il personale ”in soprannumero” lasciando praticamente solo una/due donne per le camere, un inserviente per il turno di notte, un membro della famiglia di giorno e… il gioco è fatto.

La pratica ha avuto inizio con il classico “3 stelle” perlopiù dislocato nelle zone balneari alla ricerca di introiti nella magra stagione ma sembra che parecchi quattro stelle abbiano deviato anch’essi la loro “mission” sposando di fatto la pratica easy way. Premettendo che l’aspetto umanitario è prioritario e l’emergenza è sotto gli occhi di tutti, ma l’accoglienza purtroppo, viene gestita in un’ottica volta alla sola mercificazione e in questo ritengo che lo Stato sia connivente di un’azione che tende a cancellare tra l’altro, migliaia di posti di lavoro nel settore alberghiero.

Una gestione tra l’altro, molto costosa, per la quale il Governo sperpera miliardi di euro e che probabilmente andava controllata e non lasciata ai proprietari delle strutture o ad associazioni create al momento per sfruttare il business dell’immigrazione. Così è accaduto che in regioni come la Campania (che ha ricevuto una quota record di 2.278 rifugiati ospitati in 50 hotel), una struttura in provincia di Caserta, ospitasse circa 82 richiedenti asilo, per una somma giornaliera che ammonta a più di 3.400 euro. O ancora a Caserta, nella stessa zona, in cui addirittura si stima la presenza di circa 180 migranti, per una cifra che andrebbe oltre i 7.000 euro al giorno. Ci sono stati casi in cui i migranti sono stati costretti a svolgere lavori di manutenzione delle stesse strutture alberghiere. Per non parlare di quelli finiti nel circuito del lavoro nero del tessuto criminale come è accaduto intorno stazione di Piazza Garibaldi a Napoli.

E’ il business del secolo dove associazioni di faccendieri senza scrupolo e con un senso affaristico e di lucro fraudolento ottenuto sulla pelle di un ceto di emigranti bisognoso ed inconsapevole si sono sostituiti ai tour Operator e “contrattualizzano” gli hotel con veri e propri allotment per gruppi back-to-back. E nel maggiore dei casi, la classe imprenditoriale alberghiera nazionale per ovvie deficienze di gestione e per un pronto tornaconto, opta “per l’uovo oggi snobbando la gallina che domani non darà più uova” Proprio la settimana scorsa mi è giunto un fax che esortava a mettere a disposizione un nutrito numero di camere per i rifugiati, inviato da una neonata associazione per l’ospitalità ai rifugiati.
E’ nato un nuovo Club di prodotto !!!

Eppoi, queste povere persone !!! Certamente gradirebbero una soluzione diversa e non un’ospitalità provvisoria di lungo periodo. Senza pensare che certamente avrebbero piacere affinché i problemi a casa loro fossero risolti ma a chi interessa questo ?

E ancora una volta, i professionisti vengono colpiti !

Cosa ne pensate ?

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