Un pizzico di Arte Campana…

L’inaspettata e piacevole scoperta del circondato della Provincia Salernitana è iniziata con la visita al Borgo Porticato di Cava de’ Tirreni (Sa), meglio noto dai cittadini del posto come Borgo Scacciaventi, nome probabilmente della prima famiglia di ricchi mercanti che abitò nel “porticato”.

Unica città del Meridione con i portici, Cava De’ Tirreni, dal 1400 in poi fu protagonista indiscussa delle attività economiche e commerciali dei dintorni e non solo.

E’ possibile oggi notare per ben 800 metri di lunghezza palazzi sei-settecenteschi, o meglio noti come Corti, di svariate combinazione di colori d’intonaco, ognuno con sottostante porticato e botteghe, ormai diventate negozi alla moda. L’antico come il moderno corso commerciale è costellato da numerose Chiese, Basiliche, sedi di congreghe religiose, con un ampia storia dietro ognuna di loro: leggende religiose, aneddoti, oppure continui distruzioni e rifacimenti; tra queste cito la Madonna Dell’ Olmo, il complesso monumentale di San Francesco, la Chiesetta di Mamma Lucia, Il Duomo.

Il municipio cavese, un tempo sede teatrale, custodisce oggi, gelosamente, un dipinto ad olio del 1600, raffigurante Don Giovanni Camillo de Curtis, avo diretto di Antonio De Curtis, in arte Totò, le cui origini sono proprio legate ad una zona di Cava stessa. La storia della Cava de’ Tirreni, da non confondere con altre Cava esistenti in Italia, affonda le proprie radici già dall’epoca romana (I-II secolo d. C.), di cui testimonianza sono pochi rinvenimenti; più sostanziosa è la documentazione che va dal 1011 in poi, anno in cui Alferio Pappacarbone, di origine longobarda, fondò l’ Abbazia Benedettina, luogo in origine di numerose grotte eremitiche.

La Chiesa di monumentale imponenza, custodisce le tombe di alcuni noti e prestigiosi protagonisti del clero del Basso Medioevo, una delle quali è quella destinata al fondatore. L’ annessa costruzione religiosa si distribuisce su più livelli, il più antico è rappresentato dalle Catacombe, sovrastate dal chiostro di stile Longobardo, sede di sarcofagi tipicamente romani, rimpiegati dalla Chiesa Cristiana successivamente. Di notevole interesse anche l’aula del Consiglio dei Benedettini, con ancora la pavimentazione originale del’1600, che illustra la veduta di una città col porto, ancora oggi di difficile interpretazione.
Il pomeriggio è stato dedicato alla full immersion del simbolo religioso Salernitano: La cattedrale di San Matteo, patrono della città, celebrato il 21 Settembre. La Chiesa posta al centro dell’antica Via dei Mercanti, così chiamata per la funzione commerciale di quel “datato” corso cittadino, risale già all’epoca Normanna, voluto e finanziato dal condottiero Roberto il Guiscardo, che in breve tempo fece ultimare i lavori di costruzione: nel 1081 fu inaugurata la Cripta, nel 1084 la Chiesa Superiore, e nel XII secolo il Campanile. Subito dopo le gradinate d’ingresso si accede, tramite la Porta dei Leoni, ad un imponente quadriportico, costituito per lo più da materiale di spoglio (compresi sarcofagi), proveniente da edifici pagani classici.

La porta di bronzo e argento, di fattura Costantinopolitana, da l’ingresso alla Chiesa Superiore, oggi risultato di postumi rifacimenti, risalenti al ‘600 ed al ‘700. Degni di nota sono gli amboni all’interno, costruiti utilizzando vari tipi di marmo, che insieme realizzano disegni geometrici o floreali, che richiamano influssi tipicamente normanni-orientali, riscontrabili anche nei vicini amboni dell’Abbazia Benedettina di Cava e del Duomo d’ Amalfi. L’abside centrale è oggi completamente ricoperto da mosaici moderni, della metà del secolo scorso, di artisti ravennati. Ciò che senz’altro lascia senza fiato e sorpresi rispetto allo stile più sobrio della Chiesa, è la Cripta, zeppa di marmi intarsiati e di affreschi al soffitto, che dichiarano uno stile palesemente barocco (1600). Ivi lavorarono artisti come Domenico Fontana, Belisario Corenzio e Rogozzino. Al centro della Cripta, posta sotto il transetto della Chiesa Superiore, su un altare vi è la statua bronzea di San Matteo, con la sua consueta rappresentazione: il vangelo aperto su una mano e dietro, sulla spalla l’angioletto che lo ispira. Al di sotto sono custodite all’interno di due urne, sigillate da una lastra marmorea, i “travagliati” resti del Santo, che dall’Etiopia ed ulteriori spostamenti furono portati a Salerno solo nel X secolo da Gisulfo I. Dall’arte normanna poi ci si è trasferiti nella realtà, come catapultati a passeggiare per le vie trafficate della Salerno moderna, con pizzichi di antichità…

Morena Di Martino

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97° Semestrale Castellabate 13 - 14 - 15 Aprile 2018
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