Il Ministero del Turismo Sbrighiamoci, Paisà!

Nel 2020 l’intero Mediterraneo torna accessibile al turismo internazionale.

Marocco, Tunisia, Egitto, Turchia e poi ancora Croazia e Slovenia oltre a Grecia, Albania, Spagna, Portogallo e Francia (Costa Azzurra) contenderanno il turismo all’Italia a suon di promozioni, sconti, dumping.

Il 2020 rischia di concludere il ciclo fantastico vissuto dall’Italia nell’incoming che ci ha portato da 32 miliardi di euro nel 2012 a 43 miliardi di euro nel 2019 con oltre 16 miliardi di euro di surplus solo l’anno scorso.

Mentre l’edilizia tradizionale languiva, il settore alberghiero ha attirato investimenti di miliardi di euro, da Favignana fino al Brennero e da Trieste fino a Ventimiglia.

La nostra eccezionale posizione di rendita (niente attentati turistici in Italia, Expo2015 Milan, il Made in Italy come stile di vita apprezzato e desiderato in tutto il mondo) ci ha premiato.

Rischia di non premiarci più se non innestiamo una più potente marcia fatta di organizzazione, promozione, comunicazione. In altre parole, se non ci dotiamo al più presto di un Ministero del Turismo dotato di portafoglio che sia in grado di coordinare sia l’attività di tutti i ministeri coinvolti (dalla Cultura alle Infrastrutture, dall’Agricoltura all’Università, dall’Industria al Commercio) che quella delle Regioni.

Solo un potente Ministero del Turismo sarà in grado di consolidare i risultati raggiunti, di promuovere in maniera più efficace i 20.000 borghi storici che rappresentano lo scheletro del Made in Italy, di rendere accessibile il Meridione d’Italia, il cui potenziale turistico è decisamente sottostimato.

Non vogliamo assistere all’agonia di un Paese che si avvita sui problemi del manifatturiero, sempre più obsoleto, rinunciando a investire nel Made in Italy turistico, la cassaforte del futuro dell’Italia.

Ambiente, ecologia, qualità della vita rappresentano il migliore dei programmi per salvaguardare il presente e garantirci il futuro.

Renato Andreoletti