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“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” dovrebbe campeggiare alla frontiera e all’entrata di ogni città italiana.

Due giorni a Venezia. La qualità della vita dei residenti è messa a rischio ogni volta che provano a salire su un vaporetto infilandosi nella calca di corpi, trolley, zaini che mettono a rischio anche la stabilità del natante.

La qualità della vita dei residenti è messa a rischio ogni volta che devono fare la coda per attraversare un campiello, infilarsi in una calle, superare uno delle centinaia di ponti della città ingombri di turisti in posa per i selfie.

La qualità dell’esperienza dei turisti è messa a rischio per le interminabili code sotto il sole a picco per visitare la Basilica e il Campanile di San Marco o accedere al Palazzo Ducale.

La qualità della vita della città è messa a rischio ogni volta che sbarcano orde di formiche rosse da quelle immense portaerei che sono le navi da crociera che mettono a rischio anche l’integrità delle fondamenta della città come ha dimostrato l’incidente provocato dalla Costa Crociere.

Gli unici che ci guadagnano sono i venditori di chincaglierie, di souvenirs da quattro soldi e di street foods.

Gli oneri d’urbanizzazione incassati dal Comune di Mestre per le 10.000 camere d’albergo costruite a 500 metri dalla stazione ferroviaria di Mestre sono un attentato alla qualità del turismo di Venezia. Sono miopia allo stato puro.

Non è questo un turismo che produce cultura e felicità per chi lo vive, che distribuisce ricchezza sociale e soddisfazione economica per chi ci lavora.

La sicurezza, dei cittadini come dei turisti, è competenza dello Stato, oltre che dei Comuni.

La lotta contro l’evasione fiscale è competenza dello Stato oltre che dei Comuni.

Report ha dimostrato l’evasione fiscale sia dei proprietari che di Airbnb e Booking relativa agli appartamenti affittati come camere d’albergo.

Ministro Centinaio, meno parole, più fatti.

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Il Forte Village Sardegna di Santa Margherita di Pula è stato aperto nel 1970 sulla costa meridionale dell’isola in faccia al mare all’interno di un parco botanico di 47 ettari con 15.000 alberi e 2 milioni di piante.

All’epoca aveva 600 dipendenti, diversi alberghi, 12 ristoranti.

Oggi il Forte Village propone 8 alberghi, 21 ristoranti, centro congressi, centro thalassa, sport per tutti i gusti, eventi.

Ha 1200 dipendenti, fattura 93 milioni di euro nei sei mesi di apertura che diventano 8 mesi con il Mice e lo sport.

L’estate ospita cuochi stellati da tutto il mondo, vecchie glorie dello sport, spettacoli di grido.

È una fabbrica dell’accoglienza e dell’ospitalità unica in tutto il Mar Mediterraneo.

Da 18 anni è premiato come il miglior resort del mondo.

L’inverno forma all’interno i ruoli professionali che deve rinnovare.

Con la Luiss di Roma e l’istituto alberghiero di Pula ha dato vita a una Business School post diploma che da anni garantisce il 100% dell’inserimento nel mercato del lavoro.

I corsisti applicano teoria e pratica nello stesso posto.

In quasi 50 anni, il Forte Village ha cambiato 8 proprietà, dal 1995 lo dirige Lorenzo Giannuzzi.

Nel 2002 Patrick Recasens andò a dirigere il Pullman Timi Ama di Villasimius, sulla punta sudorientale della Sardegna, in una sorta di paradiso terrestre alle spalle di una laguna salmastra frequentata dai fenicotteri che fronteggia un mare color cobalto. Il resort fatturava 1,5 milioni di euro.

Nel 2018 ha superato i 15 milioni di euro con 275 camere e 240 dipendenti, la gran parte assunti nel raggio di 30 chilometri.

Patrick Recasens nel 2018 è stato premiato da EHMA come Hotel Manager of the Year in Europa.

Cambiano i governi, il ministero del Turismo continua a essere un miraggio, sono i privati (spesso stranieri) ad accollarsi l’onere e l’onore di mantenere l’Italia tra i giganti del settore.

Lo capissero politica e opinione pubblica…

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Banca d’Italia ha certificato che nel 2018 il solo incoming (gli stranieri) in Italia ha fatturato 41,55 miliardi di euro con 15 miliardi di avanzo rispetto a quanto speso per andare all’estero (quasi raddoppiato rispetto a 10 anni fa). Nel 2008, prima della crisi globale, eravamo arrivati a quota 31 miliardi di euro, crollati a 28,8 miliardi di euro l’anno successivo.

 

Ben pochi altri settori hanno visto un tale progresso negli ultimi 10 anni.

 

ISTAT a sua volta nel 2017 nel turismo ha certificato 122 milioni di arrivi e oltre 427 milioni di presenze totali, segnando un aumento rispetto all’anno precedente rispettivamente del 4,5% e 6,0%.

 

Nel 2018 si stima che il numero complessivo di viaggi con pernottamento effettuati dai residenti in Italia sia stato pari a 78 milioni e 940 mila, in notevole crescita rispetto al 2017 (+19,5%). Ciò rafforza la tendenza positiva registrata a partire dal 2016.

 

Il Made in Italy è diventato il marchio più conosciuto al mondo, l’Italia è diventata la prima destinazione enogastronomica del pianeta.

 

Ne beneficiano anche i costruttori di attrezzature professionali per la ristorazione e l’ospitalità che nel solo triennio 2016-2018 hanno registrato un incremento del 20% confermando che l’Italia è uno dei maggiori poli mondiali del settore delle attrezzature professionali, prima a livello europeo e seconda a livello mondiale solo agli Stati Uniti. Le esportazioni italiane nel 2018 hanno superato i 4,5 miliardi di euro e il saldo della bilancia commerciale risulta attivo per 3,5 miliardi di euro.

 

L’Italia degli 8000 comuni e dei 20.000 borghi storici dimostra una capacità di autogoverno incredibile, che in alcune regioni diventa programmazione coerente del territorio, nella gran parte delle regioni assai meno, per nulla a livello nazionale.

 

Continente tascabile popolato da mille nazioni diverse, l’Italia continua a essere un mistero insondabile per gli stessi italiani.

 

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Memoria e Progetto. Il segreto del successo

A Matera, quando ci arrivai per la prima volta nel 1970 a cavalcioni di una rossa guzzetta di 125 cc, c’era solo turbe di monelli che giocavano tra i Sassi (come noi ragazzini nel 1956 tra i ruderi di case bombardate sui Navigli di Milano durante la seconda guerra mondiale).

Nel 1945 Primo Levi ne aveva denunciato la miseria in “Cristo si è fermato a Eboli”.

I Sassi erano stati svuotati dai carabinieri, che avevano murato le entrate delle antiche grotte.

Vi aleggiava ancora l’anatema di Togliatti e De Gasperi che li avevano definiti “vergogna nazionale”.

Nel 1964 Pier Paolo Pasolini vi aveva ambientato “Il Vangelo secondo Matteo”.

Ricordo il fascino arcano delle chiese rupestri che visitavi a tuo rischio e pericolo scavalcando o infilandoti in mezzo ai ruderi.

Negli anni Ottanta la rinascita dei Sassi, la ristrutturazione innanzitutto delle vie di accesso lastricate, nel 1993 l’Unesco li dichiara patrimonio dell’Umanità, gli ex scugnizzi vi aprono piccole botteghe di souvenir, artigiani tornano a scolpire la roccia malleabile per turisti sempre più incuriositi e numerosi.

Nel 2004 Mel Gibson la fa scoprire al mondo con il suo film “Passion”, con il Golgota collocato di fronte ai Sassi.

Matera per tutto il 2019 è la capitale europea della cultura, ospita botteghe di artigiani, ristoranti di qualità, alberghi diffusi dall’atmosfera unica.

È diventata un caso mondiale di recupero di una destinazione turistica bella quanto sostenibile.

Matera mi ricorda Bagnoregio in provincia di Viterbo, altro borgo antico destinato all’oblio che il turismo ha riportato in vita.

Bagnoregio è stata riscoperta grazie a un geniale giapponese, Hayao Miyazaki, che ne ha tratto ispirazione per il suo castello fantastico, Laputa.

Lo scorso anno 200.000 persone hanno pagato solo per visitarla. Erano 40.000 cinque anni fa.

Memoria e progetto. I cardini del successo del turismo in Italia.

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Renato Andreoletti

Dalla fine degli anni Cinquanta fino al 2000 due generazioni di italiani dotati di poca scuola, tanto ingegno, tantissima voglia di lavorare hanno costruito uno dei sistemi turistici più importanti del pianeta.

In quei quarant’anni l’Italia era il sole più a buon mercato per il continente europeo oltre che la méta di un incredibile pellegrinaggio di massa, quello cattolico, a Roma, Assisi, Loreto, San Giovanni Rotondo… con un inestimabile patrimonio culturale e archeologico facile da visitare.

Quel mondo è finito.

La competizione internazionale nel turismo è diventata diffusa quanto feroce, gli alberghi sono diventati macchine tecnologiche incredibilmente sofisticate quanto costose da mantenere, gli utenti del turismo sono diventati ancora più sofisticati: Internet, gli smartphone, i voli low cost gli hanno consegnato il potere di scegliere di andare dove vogliono, quando vogliono, come vogliono, al prezzo migliore.

Comanda la domanda, l’offerta è decisiva solo quando è unica, esclusiva, originale.

Il turismo non è più un settore per improvvisati.

Ci vogliono scienza, conoscenza, un’istruzione umanistica (storia, geografia, arte), un’istruzione scientifica (matematica, informatica, robotica, marketing), una consapevolezza etica (pagare le tasse, rispettare le leggi) il tutto al massimo livello.

Ci vogliono corsi duali per chi voglia/debba abbinare lavoro e istruzione.

Per l’Italia è anche un modo per continuare a essere un gigante nel turismo.

Per le nuove generazioni è la possibilità di essere protagoniste del proprio destino come lo sono state le generazioni che le hanno precedute.

Svizzera, Austria, Germania, Stati Uniti hanno sviluppato modelli scolastici formidabili nel nostro settore.

Studiarli per adattarli alla nostra realtà è segno di lungimiranza.

Dobbiamo rilanciare la scuola tecnica e professionale, dobbiamo dar vita a una università di management per chi deve gestire alberghi, ristoranti, destinazioni turistiche.

Dobbiamo costruire il futuro.

 

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Il Robot sulla spalla…

Trieste. Città verticale, schiacciata ad arco tra il golfo omonimo e il Carso, la montagna che la sovrasta, con un originale quanto affascinante lungomare asburgico.

Rho, dove abito, dista dal Best Western Hotel San Giusto di Trieste 430 chilometri, la gran parte in autostrada.

Sono poco più di quattro ore di viaggio in automobile non calcolando le soste.

Lungo la strada, i 40 chilometri da Porto Gruaro a Palmanova sono un unico, interminabile cantiere per realizzare la terza corsia tra Latisana e San Giorgio di Nogaro.

Non si possono superare i 60/80 chilometri all’ora. Basta un tamponamento, e sei nel tunnel dell’orrore.

L’11 dicembre c’erano ben 10 chilometri di coda sui 30 chilometri di autostrada tra Palmanova e Latisana. Pare siano la norma e non l’eccezione.

Prima di Bergamo un altro incidente a Seriate in direzione di Milano. Giornata pessima.

Con il tradizionale navigatore satellitare mi sarei dovuto sciroppare sia la prima che la seconda coda che avrebbe portato il viaggio a sfondare le sei ore bloccato in ingorghi senza uscita.

Grazie al tablet collegato a Google ho usufruito in remoto di un assistente di Intelligenza Artificiale che mi ha consigliato in tempo reale di uscire al casello di Palmanova, puntare verso Codroipo e rientrare in autostrada a Latisana, e poi di imboccare la Brebemi a Brescia e rientrare sulla Brescia-Milano all’altezza di Agrate.

L’Intelligenza Artificiale è uno strumento assai sofisticato che cambierà in profondità il nostro modo di rapportarci al mondo che ci circonda aiutandoci a trovare in tempo reale le soluzioni migliori qualsiasi cosa accada, che si tratti di un viaggio in automobile, di un volo o un viaggio in treno, della prenotazione di un albergo e un ristorante, di scoprire che cosa offre il territorio a seconda dei nostri gusti, delle nostre passioni. Non dorme mai.

Per alcuni è un pericolo, per me è un’opportunità.

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Nel 2018 l’incoming italiano nel turismo ha raggiunto i 42 miliardi di euro con un +7% (in realtà sono 50 miliardi ma questo è un altro discorso…).

Il turismo contribuisce al PIL italiano con il 12%. In realtà la sua influenza è assai maggiore, dall’agroalimentare alla moda, dall’artigianato all’industria.

Il mercato del turismo è di certo uno dei pochi che non solo migliora di anno in anno i suoi fatturati, assume anche, anche qui con intensità diversa a seconda del peso che il turismo ha assunto come valore aggiunto nei vari territori e destinazioni.

Laddove il turismo è stato capace di conquistare segmenti di mercato a elevata spesa pro capite – gli sportivi, i frequentatori dei centri benessere, gli enogastronomi, gli amanti delle griffe – sono migliori le condizioni di lavoro e più elevati gli stipendi offerti.

In Italia ci sono 250 istituti alberghieri e turistici, con una popolazione di oltre 50.000 studenti. Gli istituti alberghieri migliori e più abili nel dialogare con il mercato del lavoro garantiscono ai propri diplomati elevate possibilità sia di andare a lavorare all’estero, negli alberghi più prestigiosi, che di essere assunti in Italia con contratti di lavoro permanenti.

Secondo la Fondazione Agnelli, le prime 30 scuole alberghiere italiane registrano un tasso di occupazione superiore al 50% entro i due anni dal diploma con punte che arrivano al 64% per il Maggia di Stresa e il De Filippi di Varese nell’alberghiero e ancora il Maggia e l’Einaudi di Domodossola per l’indirizzo turistico.

L’Erminio Maggia di Stresa registra percentuali del 77,5% e del 75,33% per la coerenza tra titolo di studio e occupazione.

Il 64% del tasso di occupazione entro due anni dei diplomati del Maggia è ben superiore se si computano anche gli allievi che dopo il diploma sono andati a lavorare all’estero (un altro 10%).

Come direbbe Renzo Arbore: Meditate gente, meditate…

A Stresa c’è la più antica scuola alberghiera italiana, l’Istituto di Istruzione Superiore “E. Maggia”, che iniziò le lezioni nel 1938.
La dirigeva Albano Mainardi, mitico preside, professore e pedagogo che ha forgiato diverse generazioni di allievi in quarant’anni di professione.
Gli ex alunni del Maggia negli ultimi 80 anni hanno contribuito a trasformare l’Italia in un gigante planetario oltre a portare il buon nome della scuola dappertutto, dal Giappone agli Stati Uniti.
Sono stati e continuano a essere un esercito compatto e vincente di direttori, segretari, receptionist, barman, sommelier, maître e cuochi.
Il Cavaliere del lavoro Guido Maggia fondò Hospes, associazione degli allievi e degli ex allievi tuttora molto attiva. Albano Mainardi ne fu il vicepresidente fino alla morte, all’inizio del nuovo millennio.
In pratica, dedicò alla scuola oltre 60 anni della sua vita.
A Stresa rischiano di perdere il Maggia perché Comune e Provincia negli ultimi 15 anni si sono rimangiati con le motivazioni più bizzarre e imbarazzati le promesse di realizzare un nuovo plesso scolastico.
Alcuni edifici sono pericolanti. Ci sono classi costrette a bivaccare all’esterno o nelle palestre.
È una situazione da teatro dell’orrore oltre che degli errori degli amministratori pubblici.
È l’emblema di un Paese che spende miliardi di euro nel gioco del calcio e nel gioco d’azzardo online e non trova qualche milione per dare un futuro a una istituzione di cui dovremmo essere a dir poco fieri e orgogliosi.
Miopia, provincialismo, malafede sono nemici storici dell’Italia.
Facciamo in modo che siano sconfitti per il bene dei giovani, del turismo, della parte più sana del nostro Paese.
Ministri Gian Marco Centinaio (Turismo) e Marco Bussetti (Istruzione), se ci siete battete un colpo, magari in testa a qualche amministratore pubblico…

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Renato Andreoletti

Ti accade che il comportamento di un collaboratore, un fornitore, un ospite ti faccia andare il sangue alla testa?

Prima di parlare, e ancor meno di agire, imponiti una pausa di 60 secondi, il tempo che l’amigdala si calmi e il cervello cognitivo, razionale e diplomatico, riprenda il sopravvento.

Eviterai di dire e fare cose di cui potresti pentirti amaramente.

L’amigdala, che in greco significa mandorla, è quella parte del cervello umano che risale al periodo rettiliano, qualche centinaio di milioni di anni fa.

È la parte più primitiva del nostro cervello, irrazionale quanto istintiva.

È la parte più brutale del nostro essere.

Il cervello cognitivo, che ci caratterizza come Homo Sapiens, è assai più recente e data a poche centinaia di migliaia di anni fa.

Ci ha consentito l’incredibile salto di qualità che ci ha reso molto più che umani: ci ha reso civili.

Stefano Santori è una sorta di coach della mente. È stato il relatore del convegno EHMA (European Hotel Managers Association) che si è svolto a Milano al Westin Palace, nel mese di giugno.

Santori ha spiegato l’importanza di conoscere la struttura del cervello prima ancora di analizzarne il funzionamento.

Se non conosci come funziona l’hardware, rischi di fare affermazioni gratuite a proposito del software, della psicologia dell’essere umano.

Si parla di dar vita finalmente a una Accademia del Turismo dove preparare i professionisti dei vari ruoli, in albergo e sul territorio.

Splendida idea se il programma di studi comprenderà fisiologia del cervello, etologia, antropologia, storia, geografia, storia dell’arte, storia dei popoli del pianeta e della loro mentalità, scienza alimentare.

Splendida idea se questo genere di laurea sarà obbligatorio per dirigere e gestire qualsiasi unità ricettiva, b&b e appartamenti compresi. Idem per i ristoranti.

Il turismo è industria ma è soprattutto scienza applicata.

Per un salto di qualità cognitivo del turismo italiano.

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Renato Andreoletti

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